|
|
|
|
|
ALLA CHIESA E ALLA
CITTÀ DI FIRENZE 24-06-2024 Cari
Fratelli e Sorelle, La
Provvidenza del Signore ha voluto che la data della mia ordinazione
episcopale e del mio ingresso in diocesi coincidessero con la festa di San
Giovanni Battista. Il
Vangelo ci ricorda che Giovanni è più che un profeta, non solo perché vede
con i suoi occhi il Messia e lo indica presente nel mondo, ma anche perché si
fa precursore di tutti coloro che si lasciano interrogare da Gesù sul senso
della vita, lasciando che la risposta a questa domanda, plasmi la loro
identità più profonda. Giovanni, il cui nome significa “il Signore fa grazia”
continua ad aiutarci a preparare la via del Signore Gesù, accogliendo la
logica nuova del Vangelo ben riassunta nelle parole del canto di offertorio
della Messa di oggi: “Fa che impariamo Signore da te, che più grande è chi
più sa servire, chi s’abbassa e si sa piegare, perché grande è soltanto
l’amore”. Un proverbio africano dice che “il vento spezza ciò che non sa
piegarsi”. La fede nel Signore morto e risorto per la nostra salvezza nutre
la nostra speranza nel suo ritorno glorioso e questo ci rende attenti ai
segni dei tempi, per collaborare sempre più docilmente con l’azione dello
Spirito Santo. Al
momento della nascita di Giovanni, l’evangelista Luca ci dice che tutti
coloro che udivano la notizia si interrogavano in cuor loro: “Che sarà mai
questo bambino?”. Potremmo oggi parafrasare: “Che sarà mai questo vescovo?” e
anch’io, pur conoscendo la mia Diocesi, mi pongo la domanda: “Che saranno mai
i fratelli e le sorelle alle quali il Signore mi invia?”. Mi
viene in mente una bella storia. C’era una volta un uomo seduto ai bordi di
un’oasi all’entrata di una città del Medio Oriente. Un giovane si avvicinò e
gli domandò: “Non sono mai venuto da queste parti. Come sono gli abitanti di
questa città?”. Il vecchio gli rispose con una domanda: “Com’erano gli
abitanti della città da cui vieni?”. “Egoisti e cattivi. Per questo sono
stato contento di partire di là”. “Così sono gli abitanti di questa città”,
gli rispose il vecchio. Poco
dopo, un altro giovane si avvicinò all’uomo e gli pose la stessa domanda:
“Sono appena arrivato in questo paese. Come sono gli abitanti di questa
città?”. L’uomo rispose di nuovo con la stessa domanda: “Com’erano gli
abitanti della città da cui vieni?”. “Erano buoni, generosi, ospitali,
onesti. Avevo tanti amici e ho fatto molta fatica a lasciarli”. “Anche gli
abitanti di questa città sono così”, rispose il vecchio. Un mercante che
aveva portato i suoi cammelli all’abbeveraggio aveva udito le conversazioni e
quando il secondo giovane si allontanò, si rivolse al vecchio in tono di
rimprovero: “Come puoi dare due risposte completamente differenti alla stessa
domanda posta da due persone?”. “Figlio mio”, rispose il vecchio, “ciascuno
porta il suo universo nel cuore. Chi non ha trovato niente di buono in
passato, non troverà niente di buono neanche qui. Al contrario, colui che
aveva degli amici nell’altra città troverà anche qui degli amici leali e
fedeli. Perché, vedi, le persone sono ciò che noi troviamo in loro”. Proseguiamo
il nostro cammino mettendo sempre più Gesù al centro della nostra vita, così
sapremo riconoscerci come fratelli e sorelle e saremo testimoni credibili nel
mondo della gioia del suo amore. L’evangelista
Luca ci dice che Elisabetta e Zaccaria, negli ultimi tre mesi precedenti alla
nascita di Giovanni, hanno avuto la grazia della visita di Maria. Nel Nuovo
Testamento la figura di Maria è spesso presentata come un’immagine della
Chiesa. Posso dire con tutta sincerità che questi due mesi di preparazione
all’ordinazione episcopale sono stati per me un tempo di grazia in cui ho
fatto esperienza della vicinanza di Maria nella mia vita, attraverso la
preghiera di tanti fratelli e sorelle che mi hanno sostenuto. Nel
ringraziamento per questo aiuto ricevuto attraverso la vicinanza e l’affetto,
penso di poter includere tante persone, in particolare i miei genitori, i
miei familiari, i membri dalla famiglia di Dio che è la Chiesa soprattutto i
confratelli preti, i consacrati e le consacrate, i diaconi, i seminaristi,
così come i fratelli e le sorelle di altre confessioni cristiane e di altre
religioni. Ringrazio
il Cardinale Giuseppe Betori per la sua generosità e saggezza nel ministero
episcopale, particolarmente in questi 16 anni come pastore della nostra
diocesi e per la sua delicatezza nell’accompagnarmi ad assumere l’incarico
come suo successore. Grazie al Cardinale Bassetti che mi ha accolto in
seminario nel 1989, al Cardinale Antonelli e al Cardinal Simoni per la loro
presenza e il loro servizio a Firenze. Ringrazio tutti i Vescovi presenti,
particolarmente quelli della Toscana, che mi hanno manifestato fin
dall’inizio vicinanza e sostegno fraterno. Un grazie speciale ai Vescovi che
vengono da altre regioni, da altre nazioni e soprattutto da altri continenti,
in particolare quelli provenienti dall’Asia e dall’Africa. La presenza di
quattro Vescovi ciadiani, insieme a Monsignor Henri Coudray,
Vicario Apostolico emerito di Mongo, di numerosi preti e di alcuni laici di
queste giovani Chiese, mi riempie di gioia e di commozione. Il Cardinal
Piovanelli amava dire di aver fatto l’Università come parroco a Castelfiorentino.
La mia Università è stata il Ciad; vorrei rivolgere attraverso di voi i mei
più vivi ringraziamenti a tante persone della vostra nazione che, forse senza
nemmeno saperlo, mi hanno formato, aiutandomi a capire la bellezza e la forza
del Vangelo. Saluto
e ringrazio le autorità civili e militari, gli esponenti delle istituzioni,
del mondo della politica e della cultura, in particolare i sindaci dei comuni
della nostra Arcidiocesi. Un
ringraziamento particolare all’Opera di Santa Maria del Fiore e a tutti
quanti si sono adoperati perché questa celebrazione si realizzasse nel
migliore dei modi, e così è stato nel rito, nel canto, nell’accoglienza delle
persone, nei servizi più vari, senza dimenticare quello svolto dai
giornalisti e dagli operatori dei media. Rivolgo
un pensiero a quanti non hanno potuto essere presenti fisicamente alla
celebrazione di oggi, ma che sono in comunione di preghiera con noi, in
particolare i preti fidei donum
della nostra Diocesi, i malati, le monache di clausura. Un saluto pieno di
affetto e di amicizia ai detenuti della casa circondariale di Sollicciano, a
quelli qui presenti e a quelli che ci seguono attraverso la diretta
streaming. La
gratitudine si rivolge infine e soprattutto al Santo Padre, presente tra noi
con la sua benedizione. Nel suo discorso pronunciato proprio in questa
Cattedrale il 10 novembre 2015, papa Francesco ci aveva lasciato un’immagine
che mi piace riprendere: quella della medaglia spezzata a metà che le mamme
consegnavano insieme ai neonati allo Spedale degli Innocenti. E ci ricordava:
“Noi abbiamo l’altra metà. Perché la Chiesa madre ha in Italia metà della
medaglia di tutti i suoi figli abbandonati, oppressi, affaticati”. Quelle
parole del papa, così importanti per tutte le diocesi italiane, lo sono in
particolare per noi perché ci “riannodano” alla nostra tradizione più
profonda e feconda. Parlo di quell’umanesimo che dopo la distruzione morale e
materiale provocata dalla dittatura e dalla guerra seppe rifiorire facendo
della nostra città un laboratorio di giustizia sociale e di pace fra le
nazioni. Come Chiesa fiorentina continueremo ad attingere a quelle radici per
alimentare – in dialogo fattivo con tutti – quel nuovo umanesimo cristiano
che consiste nel fare nostri i sentimenti di Cristo (Fil 2,4). Come
dice il papa, infatti, “Il nostro dovere è lavorare per rendere questo mondo
migliore e lottare. La nostra fede è rivoluzionaria per un impulso che viene
dallo Spirito Santo. Dobbiamo seguire questo impulso per uscire da noi
stessi, per essere uomini secondo il Vangelo di Gesù”. Maria,
madre di Gesù e madre nostra aiutaci ad accogliere il tuo Figlio perché la
Chiesa diventi una casa per molti, una madre per tutti i popoli e renda
possibile la nascita di un mondo nuovo. J’adresse mes salutations
et mes remerciements à tous mes frères
et sœurs tchadiens, en particulier à ceux et celles qui sont ici présents : les évêques
les prêtres et les laïcs qui ont fait un long voyage pour participer à cette célébration, à tous ceux et celles qui nous suivent à travers les réseaux sociaux
ou qui sont en communion de prière avec nous. J’espère pouvoir bientôt vous rendre visite au Tchad et je m’engage comme Archevêque de Florence à poursuivre
notre coopération missionnaire pour le bien de
nos Eglises. Merci et que
Dieu vous bénisse. |
|
Don
Gherardo Gambelli Arcivescovo eletto di Firenze e il
Cardinale Giuseppe Betori |
Ordinazione
a Arcivescovo di Firenze da parte
del Cardinale Betori |