Un tempio per la comunità
La preoccupazione più viva nel realizzare questa chiesa è stata quella di rendere, in forme chiare ed espressive per tutti, il significato dei gesti che la comunità vi compie e della presenza con cui si incontra.
Il discorso che si svolgerà in tutta la chiesa comincia con la Via Crucis. Realizzata in una fascia continua che va percorsa e rivissuta, questa Via Crucis con i suoi colori forti esprime la drammaticità della più grande tragedia dell’umanità, sia come fatto storico svoltosi nel tempo, ma soprattutto come l’avvenimento centrale della storia della salvezza. L’ambiente storico-natutale in cui si svolse la Passione, è esemplificato negli elementi di paesaggio e di costruzione che compaiono. All’inizio le architetture romane così tracotanti di forme, vogliono significare l’indifferenza dell’impero e dei suoi rappresentanti nei riguardi della tragedia che si stava per svolgere.
La presenza di alcuni animali atterriti sottolinea il contrasto fra la drammaticità dell’avvenimento e l’abbisso spirituale dell’Impero Romano. Più avanti all’azione fanno da sfondo elementi di paesaggio palestinese che ne diventa così parte integrante e la riporta nel suo ambiente reale.
La Via Crucis termina con la Resurrezione, che è però staccata ed evidenziata nella sua straordinaria importanza. E’ da notare che la Resurrezione non solo perde ogni violenza cromatica, ma diventa sorgente di luce.
La Via Crucis è seguita dall’Ambone che è anche il seguito ideale del discorso, luogo da cui viene proclamato l’annuncio nuovo portato da Cristo. Quest’annuncio cioè il Vangelo, è sempre visibile per tutti e disponibile sul grande leggìo dell’ambone che è decorato con le figure degli Evangelisti.
L’ambone è anche l’elemento, che intimamente legato alla sede presidenziale, unifica lo spazio dell’azione liturgica con lo spazio comunitario e assurge a simbolo visivo della parola di Dio.
La unificazione tra lo spazio liturgico e quello comunitario viene attuato ponendo al centro, nucleo essenziale, il libro santo, che è posto sul leggìo rivolto verso la comunità.
L’Altare vuole riaffermare l’istituzione e il mandato dell’Eucarestia e diventare mensa comune della famiglia di Dio.
Il Tabernacolo, punto focale di tutta la composizione, è una forma circolare che è simbolo di perfezione, movimentata però da nervature che sono il segno di una vita continua, di una continua evoluzione.
Vuole rappresentare questo movimento di creazione a cui partecipa tutto l’universo.
Ecco perche non si è voluto dare al tabernacolo il senso del sepolcro, ma il senso della Resurrezione.
La lampada del Santissimo che sorge da terra è il simbolo dell’offerta continua e perenne della comunità.
Il fonte Battesimale, inserendosi un po’ più basso rispetto al piano del presbiterio, vuol rifarsi alla consuetudine originaria, ripristinando il senso dell’immersione.
All’esterno sono inserite scene della storia della salvezza. Mosè che fa scorgere da una rupe l’acqua; il passaggio del Mar Rosso; l’episodio dell’eunuco che si fa battezzare da Filippo.
Il cero Pasquale, volutamente così evidente è il segno dell’ingresso dei battezzanti nella comunità dei cristiani.
In aggiunta a questo che è il complesso principale, il discorso continua anche negli altri punti dell’arredamento e della decorazione sacra, che hanno anch’essi una precisa funzione.
La scultura del Cristo che domina il presbiterio è stata realizzata tenendo conto di quello splendido periodo dell’arte pugliese che va dal XII al XV secolo e che segnò una rottura con l’arte bizantina. Il Cristo vuole condensare, con una variante moderna questo periodo artistico.
La vetrata, che collega i due pezzi della volta, ha il nucleo centrale realizzato con toni molto chiari in modo da consentire una grande luminosità.
Ci sono poi le tre cappelle destinate alla preghiera personale, alla devozione e alla meditazione.
La prima cappella è dedicata alla Madonna, con la rappresentazione del giorno di pentecoste, giorno in cui la Madonna assunse a madre della Chiesa.
La seconda cappella è dedicata a S.Paolo, titolare della parrocchia. S.Paolo è visto come il missionario illuminato dalla grazia divina che primeggia sulle terre da lui evangelizzate: l’Asia Minore, la Macedonia, la Grecia, fino a Roma.
La terza cappella è dedicata ai Santi più intimamente legati alla sensibilità e alla devozione dei fedeli.
Nella prima cappella si custodiscono gelosamente gli oli sacri.
La tecnica musiva usata è quanto di più raffinato, perché la presenza di tessere di marmi policromi crea dolcissime sfumature e passaggi tonali di grande equilibrio. Una impaginatura moderna dona alle composizioni musive una freschezza molto piacevole.
I lavori nei vari periodi,sono stati portati a realizzazione dai parroci don Domenico Ruggiero e don Vincenzo Forcella.